lunedì 13 giugno 2022

Adolescenti e Covid

 

La pandemia e le conseguenti misure di contenimento del virus adottate a partire da Marzo 2020 nel nostro Paese, hanno mutato fortemente gli equilibri e le routine di tutti i cittadini. In particolare, l’infezione da SARS-COV-2 ha rappresentato un evento sconosciuto ed inaspettato e come tale ha causato l’insorgenza di reazioni da stress nella popolazione, in particolare nei bambini e negli adolescenti. Ad aver accusato i maggiori danni a livello psicologico sono stati i giovani, in particolare i ragazzi tra i 13 e i 20 anni, fortemente colpiti dal distanziamento sociale e dall’interruzione della normale routine scolastica in quanto la socializzazione costituisce, per loro, uno strumento di crescita fondamentale. Va rilevato come la chiusura delle scuole, oltre a rappresentare un mutamento considerevole nelle abitudini degli studenti, ha obbligato gli stessi a rimanere a casa con le proprie famiglie determinando un isolamento dai propri amici e coetanei. La fase dell’adolescenza dovrebbe invece coincidere con il fisiologico momento di distacco dai propri genitori, connotata da un crescente interesse nella creazione di relazioni esterne al proprio nucleo familiare. Per questo motivo, l’isolamento e l’aumento del tempo passato in casa ha rappresentato una grande fonte di disagio soprattutto per i giovani. La conseguente implementazione della Didattica Distanza, la restrizione dei movimenti e la distanza sociale, hanno inevitabilmente portato ad un notevole incremento del tempo trascorso davanti ad uno schermo, e ciò ha costituito un limite all’evoluzione delle capacità sociali, dell’empatia e del senso di identità che normalmente si sviluppano nell’adolescenza. Tali abilità vengono apprese tramite il continuo confronto diretto con i coetanei, cosa che è stata resa difficile appunto dall’isolamento imposto dalla pandemia.
Insegnanti e genitori dovrebbero quindi essere particolarmente attenti nel notare segnali di disagio o sofferenza nei ragazzi e trovare espedienti per aiutare i propri figli o studenti. Anche il desiderio di ripartire cela spesso un substrato di paura non accettato e non identificato. La paura, componente fisiologica e naturale, non rappresenta necessariamente un freno alla ripartenza, ma se negata può celare delle insidie.

Affidarsi troppo alle nostre paure e viverle come assolute, senza tener conto del fatto che esse nascono dalle proprie personali insicurezze, ci frena e ci rende passivi. Ciò comporta il rischio di non tentare neanche ad apportare dei cambiamenti, “tanto le cose non andranno mai bene”.
Questo aspetto, forse il più sottovalutato, va invece posto in evidenza soprattutto in ambiente scolastico, un insegnante, difatti, dovrebbe essere pronto a cogliere segnali di disagio che potrebbero celarsi dietro l’audacia tipica del periodo adolescenziale.
La pandemia da Coronavirus é stata ed è tutt’ora un evento traumatico, che ha cambiato improvvisamente la nostra routine quotidiana, richiedendo un rapido adattamento a fronte delle disposizioni nazionali, considerate fondamentali per la salvaguardia della propria salute. Si rileva così, un aumento su larga scala di disturbi d’ansia e depressione. Dal punto di vista psicopatologico sono aumentati anche i comportamenti autolesionistici, le disfunzioni del comportamento alimentare ed è ha subito un incremento anche il ritiro sociale. Tale condizione ha mostrato i suoi effetti anche a scuola, determinando un forte impatto sulla scolarizzazione, si evidenzia infatti anche un aumento dei Disturbi dell’apprendimento (chiaramente bisogna tenere in considerazione oltre all’elemento neuropsicologico, anche quello ambientale: una didattica zoppicante per ovvie ragioni).
Gli alti livelli di stress e di isolamento sopra descritti influenzeranno, con molta probabilità, lo sviluppo psico-fisico di bambini e adolescenti, anche a lungo termine, pesando maggiormente su coloro che si trovano in situazioni di povertà economica, sociale, educativa.
Il lockdown ha avuto un radicale impatto sul processo di apprendimento dei ragazzi e sulla capacità dei genitori di conciliare l’attività lavorativa con le responsabilità familiari. I ragazzi hanno dovuto adattarsi rapidamente a una nuova vita, improvvisamente confinati nelle loro case con i genitori che sono diventati insegnanti di emergenza, e con una organizzazione della routine familiare marcata dall'orario professionale di genitori convertiti, per la maggior parte, allo smartworking. In conclusione è possibile affermare che il coronavirus ha messo una lente d'ingrandimento su di noi e la nostra società.

Nessun commento:

Posta un commento

GRUPPO 7