lunedì 13 giugno 2022

Adolescenti e social media

 

Indagine sull’influenza dei social media nella vita dei
ragazzi

Allo stato attuale il binomio social network-giovani appare indissolubile. E’ ormai
un’assoluta consuetudine vedere adolescenti e giovani alle prese con i loro dispositivi mobili, ovunque connessi con amici vicini o lontani, reali o virtuali. Pensare di doversi privare, soprattutto dei social, appare impossibile o addirittura spaventoso. Certamente i social network consentono diverse attività divertenti ed interessanti che, tra adolescenti e giovani, diventano spesso attività essenziali e unico punto di contatto con i pari. Hanno in tal modo la possibilità di interagire in ogni momento della giornata o di accedere alle informazioni cogliendo le novità del momento.
Ma quando si inizia ad entrare nel mondo virtuale? Dati alla mano, le ricerche mostrano numeri particolarmente preoccupanti, infatti tra i 10 e gli 11 anni la maggior parte dei giovani adolescenti possiede già uno smartphone e l’esordio sui social avviene proprio in questo range d’età, nonostante la norma preveda un’età minima di accesso. Ne consegue che, il legame che si instaura tra giovani adolescenti e mondo digitale, generi un enorme rischio: la percezione del pericolo e gli aspetti problematici delle proprie azioni potrebbero essere sottostimati, proprio a causa della mancanza di esperienza, data la giovanissima età e le contenute competenze digitali. Con l’aumento del senso di insicurezza e delle fragilità, si possono manifestare complessi fenomeni legati a uno stato di alienazione che comporta l’allontanamento dalla realtà concreta, per vivere in un contesto virtuale, insidioso e complicato.
Se da una parte, quindi, i social network assumono la connotazione di agente di
socializzazione, dall’altra possono rappresentare una fuga e un allontanamento dalla realtà.
Secondo una ricerca, cinque sono i principali motivi che spingono all’utilizzo dei social:
1. Divertimento;

 2. Incontro di nuove persone; 

3. Mantenimento di relazioni, anche con amici e parenti lontani; 

4. Inclusione sociale;

5. Compensazione sociale.
 
In particolare, gli ultimi due punti mettono in evidenza sia la necessità da parte dei giovani di appartenere ad un gruppo specifico, sia l’importanza dell’accettazione altrui. Spesso chi ha difficoltà a socializzare nella vita reale tende a rifugiarsi nel mondo illusorio dei social network, permettendogli di mostrare solo la parte che si vuol far vedere al pubblico.
Infatti, attraverso le varie piattaforme social, si ha la possibilità di scegliere, immagini, video, frasi, per costruire il modo in cui presentarci al resto del mondo, promuovendo un’immagine ben confezionata di noi stessi che tende ad influenzare il modo in cui ci vedono gli altri.
D’altro canto questa libertà di rappresentarsi, incrementa la possibilità di distorcere la realtà, incentivando talvolta dei modelli impossibili da raggiungere e determinando, insieme con l’uso prolungato dei dispositivi, l'aumento della “depressione da social network”. Non a caso si registrano sempre più diagnosi di disturbi d’ansia e disturbi depressivi, che producono conseguenze negative sullo sviluppo adolescenziale, tra cui il raggiungimento di un basso livello educativo, presenza di drop out scolastici (uscire dal sistema scolastico senza un titolo di studio), relazioni sociali difficili ed incremento del rischio di abuso di sostanze e del rischio di suicidi. Uno dei rischi più comuni, inoltre, legato all’uso non corretto dei social network è lo sviluppo di una condizione di dipendenza al pari della dipendenza da sostanza.
E’ presente, infatti, in quanto dipendenza, una componente neurobiologica legata alla produzione di dopamina, un neurotrasmettitore del piacere, che viene prodotto nel momento in cui si ricevono “like”, si inseriscono foto e si creano interazioni. Provare piacere, inoltre, aumenta ancora di più il desiderio, innescando una sorta di circolo vizioso, che spinge l’adolescente ad usare sempre più i social. Secondo alcuni studiosi la dipendenza dai social network prevede “l’ essere eccessivamente preoccupato da quest’ultimi, l’ essere spinto da una forte motivazione a connettersi o a utilizzare i social-media e devolvere loro così tanto tempo e sforzo da compromettere altre attività sociali, di studio o lavorative, relazioni interpersonali, e/o la salute psicologica e il benessere”.
Pertanto, appare chiaro che se da un lato gli strumenti digitali risultano essere un’opportunità, in termini ad esempio di accesso alle informazioni e di contatto con il mondo, dall’altro bisogna porre attenzione alle molteplici problematiche dovute al loro utilizzo e agli effetti negativi a breve e lungo termine che si manifestano soprattutto nell’infanzia e nell’adolescenza. L’utilizzo costante delle tecnologie, quindi, influenza persino il benessere fisico degli adolescenti sia in modo diretto, alterando il numero e la qualità delle ore dedicate al riposo, sia in modo indiretto, attraverso la presentazione di modelli negativi che invitano ad adottare stili di vita disfunzionali. Gli studenti che dormono meno di 6 ore a notte hanno più alte probabilità di adottare comportamenti a rischio e presentano un'incidenza più elevata di disturbi d’ansia, sintomi depressivi e disturbi nella gestione della rabbia. La qualità del sonno è alterata a causa dei frequenti risvegli dovuti all'arrivo delle notifiche e dalla necessità di sentirsi sempre disponibili, nonché dal posticipo dell’addormentamento, dal conseguente umento della stanchezza durante il giorno, a cui si aggiunge una minore tendenza all’attività fisica, per potersi dedicare ai social e rimanere connessi. Nonostante sotto alcuni punti di vista i social media possano essere considerati un’opportunità per aumentare la socializzazione, l'utilizzo dei social network è associato a minori livelli di felicità, autostima, soddisfazione nei confronti della propria vita e maggiore distress psicologico. Dal punto di vista sociale si assiste, inoltre, ad una predominanza dei contatti virtuali rispetto a quelli reali e, non di rado, l’esperienza sociale in rete viene percepita come meno ricca e appagante. La socialità virtuale prevede anche il confronto tra il sé reale e quello virtuale: nei casi in cui il confronto sociale cercato in rete non trovi il riscontro desiderato (ad esempio, il numero di “like”), ne può derivare un aumento dei livelli di ansia, così come un calo dell’autostima.
Altro incremento verosimilmente connesso all’uso di internet e dei social è quello relativo al reato di stalking, e a quello degli adescamenti online, che spesso non danno luogo a minacce dirette faccia a faccia, ma piuttosto tendono a rimanere ancora più pericolosamente a galleggiare nella bolla del web. A ciò si aggiunga che la situazione creata dall'epidemia di Covid-19 ha rappresentato certamente un’ aggravante in quanto il tempo trascorso sul web è aumentato, cambiando dunque le modalità di interazione.
Quindi, se da un lato è vero che l’utilizzo dei social e dell’informatica in generale ha portato e porta benefici all’intera collettività, è altrettanto vero, però, che il loro cattivo e non appropriato utilizzo genera altrettanti danni. Spesso si arriva addirittura ad una sorta di spersonalizzazione delle persone con il conseguente fenomeno della deresponsabilizzazione in merito alle loro azioni. Non a caso si parla dei cosiddetti “leoni da tastiera”, cioè, di soggetti che nella vita quotidiana appaiono innocui, mentre dietro al pc o allo smartphone riversano rabbia e frustrazione, ovvero persone che vis a vis non si sarebbero comportate in maniera inappropriata. Ci vuole veramente poco a commettere un illecito con l’utilizzo dei social, basti pensare ad un commento inappropriato su una chat di un gruppo facebook o di un gruppo “whatsapp”. In casi del genere quel messaggio/commento è in grado di raggiungere facilmente un numero imprecisato di persone e l’effetto “cassa di risonanza” può risultare alquanto pericoloso, ogniqualvolta l’oggetto del messaggio diffuso abbia carattere denigratorio ed infamante nei confronti del suo destinatario.
Questo è solo un esempio di reato (in questo caso di diffamazione) a mezzo internet, ma le condotte di reati configurabili sono molto vaste ricomprendendo la minaccia, la molestia, lo stalking, cyberbullismo e altri ancora, tanto che negli ultimi venti anni la legislazione penale in campo informatico si è evoluta di pari passo alla tecnologia, costringendo il legislatore ad introdurre nuove forme di reato prima inesistenti.
Ovviamente non bisogna pensare che l’utilizzo dei social abbia solo delle accezioni negative, come sopra anticipato, vi sono anche molti lati positivi. Si pensi alla possibilità di:
tenersi in contatto con le amicizie e le persone a noi care, tenuto conto del periodo
pandemico, come quello che abbiamo e stiamo vivendo da un paio d’anni a questa
parte;
ampliare le proprie conoscenze e fare nuove amicizie, magari trovandosi
reciprocamente in base ad attitudini, preferenze ed interessi (musica, partecipazioni a
corsi o ad eventi pubblici, passioni per uno stesso artista o scrittore, etc.);
uscire dal proprio guscio ed esprimersi liberamente. Molti giovani hanno, infatti,
dichiarato che il mondo social li ha aiutati in questa prospettiva, inoltre i feedback
positivi hanno contribuito anche a rafforzare la propria autostima;
abbattere la solitudine, in quanto i social permettono molte attività piacevoli e
divertenti e sono considerati dai più uno strumento per sentirsi integrati e non restare soli.In conclusione, la natura della tecnologia è in continua evoluzione, di conseguenza i rischi in cui possono incorrere bambini e adolescenti nell’uso quotidiano dei social media, sono potenzialmente sempre diversi. Promuovere un uso consapevole dei social è possibile, anche perchè, non va dimenticato, che il digitale può rappresentare per i più giovani una valida risorsa e uno strumento di apprendimento e di socializzazione. Questo processo però, deve coinvolgere necessariamente anche genitori ed insegnanti, punti di riferimento fondamentali
per essere in grado di riconoscere eventuali segnali di pericolo o aiuto

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