IL CASO DI DANIEL
Durante lo svolgimento di un lavoro individualizzato di matematica Daniel
non sta seduto composto e si dondola sulla sedia. Un compagno lo prende in
giro per il richiamo ricevuto dal docente. Daniel si alza dal suo posto, va verso
il banco del compagno e rovescia a terra tutto il materiale di quest’ultimo.
1. Individuare i comportamenti problematici:
Nella situazione sopra descritta è possibile riscontrare: difficoltà di controllo e
di gestione delle proprie emozioni, incapacità di conformare il proprio
comportamento alle richieste dell’ambiente, il bisogno impellente di
soddisfazione delle proprie necessità con pretesa di priorità su tutto e su tutti. Si
evidenziano, inoltre, l’incapacità di tollerare e gestire le frustrazioni, reazioni di
aggressività, rabbia e oppositività. Va sottolineato che, nello specifico, l’evento
descritto è verosimilmente caratterizzato dalla reattività alla provocazione. Si
può presumere che il dondolio possa rappresentare la manifestazione di
problematiche relative al piano della concentrazione e dell’attenzione, una
stereotipia comportamentale, compresa una possibile difficoltà nella
comprensione e nell’esecuzione del compito individualizzato di matematica.
2. Quali considerazioni si possono trarre dalla storia di Daniel?
Dai dati forniti dagli eventi così come descritti è possibile evincere che il
comportamento disturbante, probabilmente, ha avuto inizio dal momento in cui
l’insegnante ha sottolineato il dondolio dello studente con il rimprovero. Il
gruppo ritiene che redarguire uno studente con un disturbo del comportamento,
e con possibile comorbidità con un disturbo dello spettro autistico, dato il
dondolamento, non sia prettamente corretto. Se in effetti tale comportamento
iniziale, facesse parte di un sistema di stereotipie, è chiaro che non vi sarebbe
intenzionalità e neanche consapevolezza. Forse il docente che ha scelto di
riprendere tale comportamento ha provato ad utilizzare la strategia denominata
“effetto onda” che evidentemente non ha sortito gli effetti desiderati. L’effetto
onda infatti avrebbe come scopo quello di mandare un messaggio efficace ed
energico alla classe e all’alunno stesso, tramite il rimprovero, al fine di
estinguere il comportamento disadattivo.
Secondo aspetto da sottolineare è che la derisione da parte del compagno di
classe, lascia emergere un’intolleranza e probabilmente un’assenza di
informazione in merito ad atteggiamenti stereotipati che soggetti con questo tipo
di disabilità spesso mettono in atto.
Pertanto si renderebbe necessario un intervento su più fronti, oltre agli aspetti e
alle strategie utili da applicare con Daniel, diviene importante preparare attività
ed interventi diretti all’intero gruppo classe, al fine di migliorare l’inclusione,
partendo ad esempio dagli aspetti puramente informativi. Secondariamente, non
sarebbe da escludere, anche un intervento dedicato al collega che ha
rimproverato Daniel, nel tentativo di migliorare l’aspetto di relazione con
l’alunno attraverso strategie di rinforzo positivo al posto di interventi punitivi.
3. Come conviene muoversi di fronte ai comportamenti
inadeguati descritti? ( descrivete cosa fareste se vi trovaste
in tale situazione come docente)
Il comportamento disturbante e non adattivo rispetto a quanto richiesto
dall’ambiente, richiede degli interventi educativi. E’ necessario favorire un buon
clima di classe, imparando a riconoscere situazioni che generano rabbia e
mettendo in atto strategie per superare i momenti di crisi. Evitare di assumere un
atteggiamento critico e poco incline alla comprensione dei bisogni dell’alunno e
riuscire ad anticipare l’emergere di condizioni stressanti, focalizzandosi
sull’osservazione diretta del comportamento e identificando eventuali alterazioni
che possono innescare un comportamento disadattivo. Tuttavia l’aspetto
teorico-metodologico si scontra frequentemente con l’urgenza di dover agire
immediatamente rispetto ad un comportamento problema che l’insegnante si
ritrova ad affrontare all’interno della classe in un dato momento. In presenza di
una variazione nel comportamento dell’alunno riteniamo opportuno intervenire
in maniera diretta al fine di spostare l’attenzione su un altro stimolo non
ansiogeno in modo da non attivare un escalation comportamentale aggressiva e
violenta. L’introduzione di nuove modalità comportamentali funzionali,
desensibilizza gradualmente i comportamenti problematici.Utile risulta
affrontare la tematica in maniera preventiva, sensibilizzando la classe alle
diversità e al riconoscimento dei bisogni dell’altro, accettandoli.
Per canalizzare la rabbia, può risultare producente rivolgere richieste che
fungono da diversivo, ossia assegnare qualche piccolo incarico all’alunno prima
che questi esploda in comportamenti fortemente disturbanti. Si tratta di
rivolgersi all’alunno con frasi quali “Daniel mi aiuteresti a distribuire i compiti
in classe ai tuoi compagni?”. Si da in questo modo a Daniel la possibilità di
sperimentare un ruolo attivo e diverso da quello vissuto precedentemente in una
situazione emotivamente stressogena, restituendo anche alla classe un’immagine
di Daniel diversa dalle prospettive pregiudizievoli che comunemente sono
presenti all’interno del gruppo classe.
Piuttosto che cadere nella trappola di una lotta di potere con l’alunno,
rimproverandolo in modo diretto, è meglio ricorrere a un messaggio empatico
con una frase del tipo: “Vedo che adesso sei molto infastidito, ne riparleremo in
un altro momento”. Con una frase di questo tipo si evita di surriscaldare il
clima. Una volta che la tensione emotiva si è abbassata creare con il gruppo
classe un momento di confronto, approfondendo ciò che è avvenuto all’interno
della classe, conoscendo emozioni e motivazioni al fine di stimolare una
maggiore consapevolezza nell’alunno e nei compagni.
Infine, non meno importante sarebbe ricordare a tutto il gruppo classe le regole
comportamentali da seguire e nel caso in cui Daniel stenti ad assumere una
prospettiva diversa dalla propria, attuare un intervento di contenimento emotivo
che gli permetta di sperimentare la presenza di un limite nella relazione con
l’altro e di provare ad assumere un comportamento diverso da quello usuale.

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