lunedì 13 giugno 2022

Interventi psico-educativi e didattici: Il caso di Daniel


IL CASO DI DANIEL

Durante lo svolgimento di un lavoro individualizzato di matematica Daniel

non sta seduto composto e si dondola sulla sedia. Un compagno lo prende in

giro per il richiamo ricevuto dal docente. Daniel si alza dal suo posto, va verso

il banco del compagno e rovescia a terra tutto il materiale di quest’ultimo.


1. Individuare i comportamenti problematici:

Nella situazione sopra descritta è possibile riscontrare: difficoltà di controllo e

di gestione delle proprie emozioni, incapacità di conformare il proprio

comportamento alle richieste dell’ambiente, il bisogno impellente di

soddisfazione delle proprie necessità con pretesa di priorità su tutto e su tutti. Si

evidenziano, inoltre, l’incapacità di tollerare e gestire le frustrazioni, reazioni di

aggressività, rabbia e oppositività. Va sottolineato che, nello specifico, l’evento

descritto è verosimilmente caratterizzato dalla reattività alla provocazione. Si

può presumere che il dondolio possa rappresentare la manifestazione di

problematiche relative al piano della concentrazione e dell’attenzione, una

stereotipia comportamentale, compresa una possibile difficoltà nella

comprensione e nell’esecuzione del compito individualizzato di matematica.


2. Quali considerazioni si possono trarre dalla storia di Daniel?

Dai dati forniti dagli eventi così come descritti è possibile evincere che il

comportamento disturbante, probabilmente, ha avuto inizio dal momento in cui

l’insegnante ha sottolineato il dondolio dello studente con il rimprovero. Il

gruppo ritiene che redarguire uno studente con un disturbo del comportamento,

e con possibile comorbidità con un disturbo dello spettro autistico, dato il

dondolamento, non sia prettamente corretto. Se in effetti tale comportamento

iniziale, facesse parte di un sistema di stereotipie, è chiaro che non vi sarebbe

intenzionalità e neanche consapevolezza. Forse il docente che ha scelto di

riprendere tale comportamento ha provato ad utilizzare la strategia denominata

“effetto onda” che evidentemente non ha sortito gli effetti desiderati. L’effetto

onda infatti avrebbe come scopo quello di mandare un messaggio efficace ed

energico alla classe e all’alunno stesso, tramite il rimprovero, al fine di

estinguere il comportamento disadattivo.

Secondo aspetto da sottolineare è che la derisione da parte del compagno di

classe, lascia emergere un’intolleranza e probabilmente un’assenza di

informazione in merito ad atteggiamenti stereotipati che soggetti con questo tipo

di disabilità spesso mettono in atto.

Pertanto si renderebbe necessario un intervento su più fronti, oltre agli aspetti e

alle strategie utili da applicare con Daniel, diviene importante preparare attività

ed interventi diretti all’intero gruppo classe, al fine di migliorare l’inclusione,

partendo ad esempio dagli aspetti puramente informativi. Secondariamente, non

sarebbe da escludere, anche un intervento dedicato al collega che ha

rimproverato Daniel, nel tentativo di migliorare l’aspetto di relazione con

l’alunno attraverso strategie di rinforzo positivo al posto di interventi punitivi.

 

3. Come conviene muoversi di fronte ai comportamenti

inadeguati descritti? ( descrivete cosa fareste se vi trovaste

in tale situazione come docente)

Il comportamento disturbante e non adattivo rispetto a quanto richiesto

dall’ambiente, richiede degli interventi educativi. E’ necessario favorire un buon

clima di classe, imparando a riconoscere situazioni che generano rabbia e

mettendo in atto strategie per superare i momenti di crisi. Evitare di assumere un

atteggiamento critico e poco incline alla comprensione dei bisogni dell’alunno e

riuscire ad anticipare l’emergere di condizioni stressanti, focalizzandosi

sull’osservazione diretta del comportamento e identificando eventuali alterazioni

che possono innescare un comportamento disadattivo. Tuttavia l’aspetto

teorico-metodologico si scontra frequentemente con l’urgenza di dover agire

immediatamente rispetto ad un comportamento problema che l’insegnante si

ritrova ad affrontare all’interno della classe in un dato momento. In presenza di

una variazione nel comportamento dell’alunno riteniamo opportuno intervenire

in maniera diretta al fine di spostare l’attenzione su un altro stimolo non

ansiogeno in modo da non attivare un escalation comportamentale aggressiva e

violenta. L’introduzione di nuove modalità comportamentali funzionali,

desensibilizza gradualmente i comportamenti problematici.Utile risulta

affrontare la tematica in maniera preventiva, sensibilizzando la classe alle

diversità e al riconoscimento dei bisogni dell’altro, accettandoli.

Per canalizzare la rabbia, può risultare producente rivolgere richieste che

fungono da diversivo, ossia assegnare qualche piccolo incarico all’alunno prima

che questi esploda in comportamenti fortemente disturbanti. Si tratta di

rivolgersi all’alunno con frasi quali “Daniel mi aiuteresti a distribuire i compiti

in classe ai tuoi compagni?”. Si da in questo modo a Daniel la possibilità di

sperimentare un ruolo attivo e diverso da quello vissuto precedentemente in una

situazione emotivamente stressogena, restituendo anche alla classe un’immagine

di Daniel diversa dalle prospettive pregiudizievoli che comunemente sono

presenti all’interno del gruppo classe.

Piuttosto che cadere nella trappola di una lotta di potere con l’alunno,

rimproverandolo in modo diretto, è meglio ricorrere a un messaggio empatico

con una frase del tipo: “Vedo che adesso sei molto infastidito, ne riparleremo in

un altro momento”. Con una frase di questo tipo si evita di surriscaldare il

clima. Una volta che la tensione emotiva si è abbassata creare con il gruppo

classe un momento di confronto, approfondendo ciò che è avvenuto all’interno

della classe, conoscendo emozioni e motivazioni al fine di stimolare una

maggiore consapevolezza nell’alunno e nei compagni. 

Infine, non meno importante sarebbe ricordare a tutto il gruppo classe le regole

comportamentali da seguire e nel caso in cui Daniel stenti ad assumere una

prospettiva diversa dalla propria, attuare un intervento di contenimento emotivo

che gli permetta di sperimentare la presenza di un limite nella relazione con

l’altro e di provare ad assumere un comportamento diverso da quello usuale.

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