Sofia è una ragazza di 14 anni.
Rifiuto di andare a scuola e per questo viene consigliata ai genitori una consulenza psicologica.
Le sue difficoltà erano iniziate il primo giorno di scuola, un anno prima, quando scappò dalla classe e si nascose piangendo.
Accettò di andare a scuola solo quando sua madre le promise di andare da lei ogni volta che ne sentisse l’esigenza.
Nei successivi tre mesi, nei giorni di scuola, Sofia lamentava diversi sintomi somatici, quali cefalea e “dolori di pancia”, ed ogni giorno andava a scuola molto a malincuore, dopo che i suoi genitori l’avevano convinta a lungo e pazientemente. Di lì a breve la situazione peggiorò, poté essere portata a scuola solo se i genitori la tiravano fuori dal letto, la vestivano, la facevano mangiare e la trascinavano a scuola.
Secondo sua madre, nonostante le numerose assenze nell’ultimo anno, il profitto scolastico di Sofia era buono. Partecipava felicemente a tutte le altre attività, cioè le lezioni di danza, dormire fuori casa (di solito con sua sorella dalla zia o da un’amica), e le gite familiari. Sua madre si chiedeva se l’essersi impiegata come segretaria part-time due anni prima e l’improvvisa morte della nonna materna, alla quale Sofia era particolarmente legata, potessero essere state la causa delle difficoltà della ragazza.
Quando Sofia fu intervistata, inizialmente minimizzò ogni problema riguardo alla scuola, insistendo che tutto era “OK”, che prendeva buoni voti e che le piacevano tutti gli insegnanti. Quando questo argomento fu approfondito, si arrabbiò e molte volte rispose “non so” quando le venne chiesto perché, allora, si rifiutasse spesso di andare a scuola. Alla fine disse che i ragazzini la prendevano in giro riguardo alle sue dimensioni, chiamandola “gnometta” e “piccoletta”; ma dava l’impressione, come pure in realtà affermava, che la scuola ed i suoi insegnanti le piacessero. Alla fine ammise che ciò che la seccava era lasciare la casa. Non poteva dire specificatamente perché, ma lasciava capire che temeva che potesse accadere qualcosa, sebbene non dicesse a chi o a che cosa; confessava di sentirsi a disagio quando tutti i membri della sua famiglia erano lontani.
Al Rorschach vennero evidenziati la ruminazione ossessiva riguardante eventi catastrofici che implicassero un danno ai membri della sua famiglia e temi concernenti la distruzione della famiglia.
I punti di debolezza di Sofia sono la paura della separazione dai genitori, il confronto con gli altri e con i molteplici cambiamenti personali, corporei, relazionali e sociali, dovuti alla crescita e alla fase del ciclo di vita in cui si trova (l’adolescenza).
L’ansia di Sofia si manifesta attraverso diversi sintomi somatici come cefalee e dolori di pancia, uniti alla ruminazione ossessiva relativa alla paura di eventi catastrofici. Tale condizione ansiogena deriva dalla preoccupazione di allontanarsi da casa, separandosi dalle figure di riferimento. Sofia riferisce di avere paura che possa succedere qualcosa ai familiari.
Il quadro diagnostico sembra corrispondere alla presenza di un disturbo d’ansia da separazione, al quale si potrebbe associare una condizione di fobia scolastica. Sofia, infatti, ha ammesso di non voler lasciare casa sua perché teme che possa accadere qualcosa di grave e percepisce malessere quando è lontana dai suoi familiari. Probabilmente tale preoccupazione si può collegare anche all’evento luttuoso improvviso, la morte della nonna, e alla nuova condizione lavorativa della mamma, che la porta a rimanere per lungo tempo fuori casa. Il carico eccessivo di ansia ha poi interferito in molti aspetti della vita di Sofia, come la frequenza scolastica, poiché la ragazza ha iniziato a lamentare diversi sintomi somatici, come sopracitato, che le hanno impedito di andare a scuola serenamente. Sebbene questo quadro clinico possa far pensare alla presenza di una fobia scolastica, dato che Sofia ha riferito di essere stata presa in giro dai compagni, il suo buon rendimento scolastico, la sua partecipazione alle attività didattiche e la simpatia che prova nei confronti degli insegnanti, tendono ad escludere tale quadro diagnostico. Dal test proiettivo Rorschach, emerge che l’ansia non è da ricondurre a situazioni scolastiche precise, bensì al distacco dall’ambiente familiare e dai suoi membri.
Il disturbo d’ansia da separazione è una condizione psicologica che espone il soggetto a situazioni che riesce difficilmente a gestire, per tale ragione l’insegnante può mettere in atto degli accorgimenti e delle strategie in accordo con la famiglia e con l’alunna. Ad esempio, potrebbe essere utile:
● Promuovere un modello pedagogico e didattico attento ai bisogni di ogni alunno e che non trascuri l’eventuale presenza di condizioni problematiche. E’ necessario che tale modello non sia incentrato solo sul raggiungimento di obiettivi scolastici già prefissati. La flessibilità organizzativa può permettere, infatti, di riorganizzare l’attività didattica in relazione alla condizione ansiogena di Sofia, mostrando empatia e comprensione.
● Instaurare una rete di supporto adeguata per l’alunna, creando una salda collaborazione tra scuola/famiglia. Questa collaborazione può portare alla redazione di un piano per la permanenza a scuola della ragazza, che preveda una certa flessibilità, con la possibilità di ingressi posticipati e uscite anticipate. La scuola dovrebbe porsi in modo non rigido anche riguardo le ripetute assenze della ragazza. Potrebbe essere utile permettere alla ragazza di telefonare alla famiglia durante tutta la mattinata, stabilendone modi e tempi, soprattutto nei momenti in cui la condizione ansiogena risulta poco gestibile.
● Curare la relazione educativa, supportando la sofferenza di chi fa fatica ad affrontare situazioni apparentemente innocue, come accade a Sofia. E’ necessario accettare queste difficoltà e concedere del tempo alla ragazza in modo che possa attivare strategie funzionali per reagire alla condizione ansiogena e paurosa.
● Modulare la comunicazione con l’alunna, ponderando bene cosa dire e cosa non dire. Frasi tipiche (dette in buona fede) come: “ormai sei grande“, “lo devi fare, vedi… tutti i tuoi amici ci vanno“, non fanno altro che amplificare il problema e innescare un circolo vizioso. Queste frasi possono difatti fomentare lo stato d’ansia, pertanto potrebbe essere indicato al contrario provare a trasmettere entusiasmo e mostrare empatia e capacità di comprendere il suo disagio.
● Utilizzare strategie didattiche e relazionali capaci di garantire la massima integrazione con il gruppo classe, sperimentando l’appartenenza ad un gruppo conservando, allo stesso tempo, la propria peculiarità. E’ necessario perseguire un’azione integrativa ed inclusiva in classe attraverso la valorizzazione delle originalità e la costruzione di un ambiente classe positivo, affettivamente sicuro, che crei appartenenza, che nutra l’autostima, che metta a punto le condizioni affinché differenti sensibilità e bisogni si incontrino. Ad esempio potrebbe essere utile proporre dei lavori in piccoli gruppi (3-4 membri massimo per gruppo), di breve durata, per sostenere Sofia nel creare delle relazioni con i pari adeguate ed utili per il suo sviluppo psichico e sociale, migliorando le condizioni per la socializzazione.
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